Appunti dal Gospel di domenica 15 luglio 2018

Proclamare la nostra debolezza in Cristo Gesù è un’attitudine della vita del credente, perché ci insegna ad essere umili e consapevoli che noi, come esseri umani, possiamo raggiungere degli obiettivi attraverso i nostri talenti e capacità, ma ciò che possiamo fare con Dio va ben oltre quello che immaginiamo o pensiamo.

Porre la fiducia solo in noi stessi significa agire con il nostro punto di vista e la nostra visione delle cose, che è limitata, tanto che ci fa cadere nel giudizio nei nostri e nei confronti altrui. Potremmo domandarci, ad esempio, a cuore aperto, quanti di noi avrebbero smesso di parlare con Pietro? Quanti di noi avrebbero condannato gli Ebrei?

Nella Bibbia troviamo che Dio ama, perdona e  corregge i suoi figli; la correzione è un’alta forma di amore perché ci permetterà di crescere e di raggiungere il piano che Lui ha preparato per noi.  Quello che cerca più di tutto in noi è un cuore disponibile e docile che accetta che il peccato venga corretto e perdonato da Lui, ma ahimè le conseguenze dei nostri sbagli sono frutto delle nostre decisioni.  Potremmo citare tanti personaggi del Vecchio e Nuovo Testamento che nonostante i loro errori, si sono pentiti, hanno cercato il perdono e il Signore glielo ha concesso. L’esempio più conosciuto è naturalmente quello di Re Davide.

2° Samuele 13: Allora Davide disse a Nathan: <<Ho peccato contro l’Eterno>>. Nathan rispose a Davide: <<L’Eterno ha rimosso il tuo peccato; tu non morrai. Poi Nathan tornò a casa sua. L’Eterno quindi colpì il il bambino che la moglie di Uriah aveva partorito a Davide, ed egli si ammalò. Allora Davide supplicò Dio per il bambino e digiunò; poi entrò in casa e passò la notte giacendo per terra. Quando vide che i suoi servi parlavano sottovoce, comprese che il bambino era morto; Perciò Davide disse ai suoi servi: <<E’ morto il bambino?>>. Essi risposero: <<E’ morto>>. Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le sue vesti, poi andò nella casa dell’Eterno e si prostrò; tornò quindi a casa sua e chiese che gli portassero del cibo, e mangiò.

La storia è un po’ più lunga, ma per riassumerla brevemente, ci racconta che Davide accettò la morte di questo bambino e unendosi a Bath-Sceba sua moglie, generò Salomone. Bene questa storia è una delle più interessanti che troviamo, ma oggi noi, cosa possiamo fare?

Partiamo dalla chiesa, che è un luogo meraviglioso: Matteo 18: 20 Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Il Signore lo dice e lo farà, sarà sempre lì dove tu vai perché credi che Lui ci sia, non stai andando in un luogo qualunque perché non sai cosa fare la domenica, primo o poi ti annoierai e metterai una maschera. Amare Gesù e seguirlo significa amare tutto il pacchetto “all inclusive”, perdono, amore per noi stessi e gli altri, umiltà, autocontrollo, mansuetudine, benevolenza….

Quando non capiamo cosa succede e siamo tentati nel giudicare o criticare gli altri, dovremmo ricordarci che abbiamo una chiave che ci apre le porte del cielo  per risolvere qualunque problema: la preghiera, un momento intimo e unico dove solo Il Signore può consolare i nostri cuori e rispondere alle nostre domande o richieste.

 

Ilaria

 

*l’articolo è frutto di appunti liberamente presi da Ilaria, del team writerS, al solo scopo di dare una idea di quanto detto durante il Gospel. In ogni caso questo testo non riporta letteralmente le parole dette dallo speaker e, quindi, non posso essere usate come citazioni dirette. 

2018-07-17T17:26:30+02:00