Il mondo è ornamentato da bellissimi edifici che la storia ha visto nascere e costruire. Ci sono le sette meraviglie del mondo antico, i grattacieli più alti del pianeta e poi? Poi ci sono piccoli garage, situati in piccole vie di una grande città che nel giro di poche settimane diventano un Theatre. Anzi, per l’esattezza, il primo Sabaoth Theatre di Roma! Ecco, quelli sono i luoghi che potresti considerare all’improvviso i più belli al mondo.

Forse perché verniciare un muro sognato per anni non ha paragoni, così come impiantare luci che per così tante settimane sono state montate e smontate ovunque.

Riesci a immaginare la scena? Sono una trentina di persone in tenuta da lavoro. Impiegati, operai, psicologi, avvocati, infermieri, ragionieri. Tutti in veste di manovali per costruire il sogno che li accomuna. Finalmente una chiesa. Hanno pregato così tante volte di poterla avere che il Cielo ha quasi un solco con il nome di quel luogo che, finalmente, sembra essere sceso proprio dall’alto.

Potresti capire a fondo quello che provano se guardi un po’ indietro negli anni. Quando il loro Theatre era un luogo nomade, fatto di strumenti portati sulle spalle e sale d’albergo improvvisate.

Ed eccoli lì. È proprio vero? Non fanno che riversare entusiasmo l’uno sull’altro mentre ognuno corre nella sua mansione. Tre settimane di duro lavoro, alleviato dall’immaginare man mano un luogo che inizia ad esistere sotto i loro occhi, sotto le loro mani.

Una corsa intervallata solo da poche ore di meritato riposo, fino alla bellezza dell’ultimo giorno. Quello in cui si butta l’ultimo carico di immondizia e ci si toglie i guanti sporchi tutti insieme, con la mano uno sulla spalla dell’altro guardando lo spettacolo improvvisamente silenzioso del lavoro realizzato in così poco tempo. Il rumore dei sospiri stanchi e fieri è l’unico sottofondo. Parole in sospeso nell’aria. L’unico protagonista è quello che vedono finito e Colui che l’ha realizzato per loro. Ognuno si vive quel momento unico come se stesse ammirando per la prima volta l’aurora boreale. Poi ci si guarda negli occhi e ci si fanno taciti complimenti a vicenda. Ultimo giorno prima dell’inaugurazione. Le serrande si abbassano. Si torna a casa, carichi per il giorno successivo senza troppi commenti, solo con un sorriso fiero sulle labbra che sembra proprio non voler andar via.

Via Giuseppe Armellini, si chiama così? Ah beh, ci si abituerà a dire quel nome tanto spesso. “Ehi tu, sai che in via Giuseppe Armellini c’è il Sabaoth Theatre?”. O ancora “Se vuoi venire a trovarci, vieni ogni domenica in via Giuseppe Armellini”. Hai detto “ogni domenica”?

Realtà inverosimili, parole sognate. Ora si gioca a dirsele a vicenda e manca poco perché escano anche lacrime nel dirlo. Un’identità finalmente consolidata, senza più lasciare negli interlocutori vaghe idee del dove e quando siamo cosa. Il gospel è in via Giuseppe Armellini (lo avete capito?) e chissà, forse durerà anche poco questa sosta. Non è scoraggiante pensarlo. Ora il gruppo è pronto a costruire luoghi ancora più grandi. Il primo Sabaoth Theatre in fondo, è solo un piccolo inizio; qualcosa è cambiato per sempre ed è un irrevocabile inizio di grandezza!

Ecco qui 3 foto del making of.. bellissimi ricordi!

 

Cliccando qui invece puoi trovare le foto dell’inaugurazione lo scorso 24 giugno!

Past. Fiorella

2018-07-19T15:31:32+02:00